Lo sguardo dei poeti

Un po' di sfoghi e qualche idea
mercoledì, 16 gennaio 2008

25 Aprile 2008

Sì lo confesso, mi chiamo Carlo e anche io sono stato irretito da Beppe Grillo. Da circa 8 mesi sono nella setta grillesca, alias Meetup . Il Vday è stata un'esperienza estrema, stupenda, fantastica che ha fatto tremare destra centro e sinistra.

Il prossimo 25 Aprile ci sarà il Vday sull'informazione dove si proporrà di abolire l'ordine dei giornalisti e i finanziamenti pubblici ai giornali. Nei prossimi giorni approfondirò questi argomenti.

Qui a Torino le fragole, le mele, le patate e le cicorie sono mature...

V-Day 25 Aprile, liberazione dall'informazione di regime!

 

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mercoledì, 09 gennaio 2008

L'uomo col megafono

Dedico questo post ad un amico ed esempio di integrità, ciao Piero! http://pieroricca.org/

 

L'uomo col megafono
(D. Silvestri)

L'uomo col megafono parlava parlava parlava di cose importanti, purtroppo i passanti, passando distratti, a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo, ma l'uomo col megafono credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti, ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per matto... però il fatto è che lui... soffriva... lui soffriva... davvero.
L'uomo col megafono cercava, sperava, tentava di bucare il cemento e gridava nel vento parole di avvertimento e di lotta, ma intanto la voce era rotta e la tosse allungava i silenzi, sembrava che fosse questione di pochi momenti, ma invece di nuovo la voce tornava, la voce tornava...

Rit. Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!

L'uomo e il suo megafono sembravano staccati dal mondo, lui così magro, profondo e ridicolo insieme, lo sguardo di un uomo a cui preme davvero qualcosa, e che grida un tormento reale, non per un esaurimento privato e banale, ma proprio per l'odio e l'amore, che danno colore e calore, colore e calore ma lui... soffriva... lui soffriva... davvero

Rit. Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!

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categoria: pensieri, società, denuncia

lunedì, 31 dicembre 2007

Buon anno, con retrogusto amaro

Uno dei buoni propositi per l'anno nuovo è di riprendere la gestione del blog. Ne approfitto quindi per augurare un buon anno, anche se le previsioni, soprattutto in campo economico finanziario, sono piuttosto nere.

Se avete voglia di rovinarvi un po' la festa di questa sera, ma allo stesso tempo, di informarvi, ecco qui: http://www.accademiadeglievasi.org/?cat=20

Ci vediamo nel 2008!

postato da Carlo1970 alle ore 08:46 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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venerdì, 28 settembre 2007

Birmania Libera

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mercoledì, 26 settembre 2007

Il Cittadino incantato


Lunedì 24 scorso mi sono recato assieme ad un gruppo di amici del gruppo "amici di Beppe Grillo" alla seduta del consiglio comunale della città di Torino, è stato bello vedere come i consiglieri si siano messi in riga, almeno per una volta, perchè sapevano che noi CITTADINI eravamo lì ad osservarli.
ho scritto quanto segue sul nostro blog ufficiale:
grillitorinesi

 

Il cittadino incantato si reca alla seduta del consiglio comunale e trova un gruppetto di solidali che lo accompagnano in questa nuova avventura, è convinto che la sua presenza avrà un effetto dirompente.

Incontra subito dei garbati vigili urbani che nulla hanno a che fare con i colleghi designati al traffico che spesso son sudati macilenti e incazzati. Questi no, sono in alta uniforme e sorridono e ti indicano la strada con mani in candidi guanti. Alcune operazioni di rito con documenti e permessi e il cittadino incantato si ritrova al secondo piano del palazzo barocco, non fa in tempo ad ambientarsi che orde di giornalisti se lo contendono per l'intervista di rito: siete voi i grillini? Cosa avete intenzione di fare? Quali sono i vostri programmi?

Il cittadino incantato è frastornato ma felice di portare la sua testimonianza e intanto immagina le facce terrorizzate di consiglieri e assessori mentre attendono che il palco degli ospiti si riempia di cittadini spettatori. I cortesi vigili chiedono di posare ogni oggetto e di spegnere i cellulari, è il regolamento, e indicano la strada per la sala consiliare.

Il cittadino incantato si siede e osserva e qui l'incanto svanisce. I consiglieri non sono terrorizzati, sono anzi a loro pieno agio nella sala aulica, qualcuno riferisce, qualcun altro chiacchiera, altri ancora sono amabilmente impegnati in conversazioni private al cellulare, che il cittadino deve tenere spento, è la regola.

Mentre un consigliere propone una mozione, lo schieramento opposto si distrae parla d'altro, è la regola.

Il cittadino incantato, ormai disincantato osserva con attenzione, qualche consigliere ammicca verso la tribuna, loro sanno che siamo lì, questo potrebbe già essere sufficiente. Forse la prossima volta staranno più attenti.


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mercoledì, 19 settembre 2007

La città dell'uomo


A chi, bambino,
vive il mondo
in un corpo di adulto



Un saluto a tutti, il mio nome è "Architetto". Lo so, qualcuno di voi mi dirà: ma Architetto non è un nome! Paolo è un nome, Luigino, Marco e Vanessa sono nomi, che imbroglio è?
Nessun imbroglio state tranquilli, è solo che il mio vero nome non è importante, importa invece ciò che ho da raccontarvi.
Mettetevi quindi comodi, voi laggiù smettete di bisbigliare e voi, qui davanti, accucciatevi ben bene in modo che chi sta dietro possa sentirmi meglio.
Vi ho chiamato qui, piccoli miei, per raccontarvi della mia più grande opera, un dono alle persone che feci tanto tempo fa e che ha reso felice uomini donne e piccini. Questo dono si chiama Curitiba e null'altro è che una grande città.
Anche qui sento levarsi qualche voce di protesta: una città non si può regalare! Si può solo costruire e abitare.
Confesso, a dire il vero, che ebbi qualche problemuccio ad incartarla ben bene e a trovare il giusto nastro da abbinare al grande pacco, e per fare il fiocco poi, che fatica! Ci dovettero lavorare milleuno operai, ma alla fine il risultato fu grandioso.
Curitiba era una città come tante altre, grigia, piena di automobili che litigavano tra loro, carente in spazi verdi e con tanti poveri che abitavano in case fatte di vento. Decisi così di dire basta e di trasformare la mia amata città.
In una notte in cui tutti i cittadini dormivano e facevano grandi sogni, una squadra di centinaia di operai ai miei ordini smontò completamente il centro cittadino per ricoprirlo di lastricati, fioriere e meravigliosi lampioncini molto luminosi. Stavano trasformando il centro città in una grande zona dove le auto non avrebbero più potuto circolare, dove finalmente le persone avrebbero potuto passeggiare e dove i bambini avrebbero potuto tirare grandi calci al pallone senza per questo venir brontolati da automobilisti frettolosi.
Il battaglione di operai lavorò ininterrottamente per quarantotto ore e quando la stanchezza fu troppa subentrò un secondo battaglione, nel giro di tre giorni il centro si era trasformato. Nessuna automobile poteva più passare e quando un corteo di irriducibili automobilisti tentò di forzare il blocco, si trovò di fronte a centinaia di bambini intenti a disegnare su immensi rotoli di carta distesi per terra e dovettero desistere. Da allora ogni sabato i piccini come voi possono disegnare indisturbati qualsiasi scena, e vi assicuro, ho visto disegni da lasciarvi stupiti, draghi, astronavi, nebulose e principi smemorati, ragni, pinguini e fili colorati.
Ma si sa, non solo di disegni si vive e così decisi di costruire "i fari del sapere": quaranta biblioteche sparse per la città, ognuna delle quali provviste di settemila libri, sormontate da alti tubi a strisce bianche e rosse alla cui sommità si trova una bolla di vetro dentro la quale un poliziotto veglia sulle persone assicurandosi che tutti possano accedere alla biblioteca in sicurezza.
Non ci credete? Beh, chiedete a Pinocchio, Gulliver o Dorian Grey e vi confermeranno che ogni giorno migliaia di persone vanno a visitarli, e se lo dicono loro!
Tutto questo non bastava perché in alcune zone di Curitiba c'erano ancora persone che abitavano in case così diroccate che sarebbe bastato uno starnuto anche del più piccolo di voi perché ne crollassero cento.
Decisi così di proporre agli abitanti di queste povere casupole di acquistare, tramite un prestito, i materiali per costruirsi nuove case, misi a disposizione una squadra di architetti tutti per loro e il risultato fu che i villaggi di baracche si trasformarono via via in deliziosi villaggi di case decorose. Inviai una squadra di camioncini colorati a raccogliere i rifiuti, ben suddivisi, e per ogni due chili di rifiuti chi voleva avrebbe ricevuto in cambio un buono per comprare cibo, libri o scarpe. Grazie a questa mia ennesima idea non avremmo più avuto bisogno delle maleodoranti discariche e infatti non ne costruimmo affatto.
Quando un gruppo di giovani irrequieti distrusse una buona parte delle aiuole di uno dei parchi cittadini io non mi arrabbiai, ma andai piuttosto da questi giovani e proposi loro di diventare giardinieri, i ragazzi accettarono e non distrussero più le tenere pianticelle, ma impararono a piantarle e a farle loro sorelle.
E ancora misi in circolazione grandi pullman che portavano migliaia di persone su e giù per la città, creai grandi parchi dove si poteva godere della bellezza della nostra Madre verde e azzurra.
Tutto questo io feci per voi piccoli miei perché il buon Dio mi insegnò a ridere su questa vita. Oggi il mio sogno, la mia Curitiba, è la città più sicura al mondo, anche più dei freddi paesi del nord.
Vi ho raccontato questa storia perché a vostra volta la facciate conoscere ad altri, perché altri uomini possano trasformare le vostre città in posti migliori, darvi grandi rotoli di carta su cui disegnare mondi che non ho ancora visto e principesse dagli occhi a me ancora sconosciuti.
Diventate grandi, ma restate piccoli e venite da me nel mio sogno, la città di Curitiba.

FINE


Quello che avete letto, se la pazienza ha retto, è una favola, ma solo per metà perchè le parti in grassetto raccontano il vero.
La città di Curitiba ( pron. Curiciba, 3 milioni di abitanti ) si trova in Brasile, considerato "Terzo mondo", ed è indicata come la città più sicura del pianeta e con il miglior tasso di qualità della vita la maggior presenza di aree verdi ( 50mq procapite ) e un ottimo indice di buon funzionamento dei mezzi pubblici. Il traffico impazzito delle grandi città è pressoché sconosciuto. L'aspettativa di vita è di circa 73 anni, con un reddito pro capite pari al 27% di quello americano. I mezzi pubblici si autofinanziano con il solo costo dei biglietti e movimentano circa ventimila persone l'ora, pressappoco come la metropolitana di newyork ma con costi infinitamente più bassi.
La raccolta differenziata è prossima al 100% e le discariche sono inesistenti.
Curitiba è un esempio di come, con le giuste idee, spesso anche divertenti, si possa amministrare bene una città di grandi dimensioni.
Non permettiamo a burocrati gretti, ignoranti e corrotti di convincerci che non esistono altri modi, la vera libertà si basa anche sulle alternative.
Caro Chiamparino, impara dal terzo mondo!



Liberamente ispirato da:
una lezione dal cosiddetto terzo mondo. Mai sentito parlare di Curitiba.
Di Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo
(Cacao il quotidiano delle buone notizie del 15 Luglio 2001)
postato da Carlo1970 alle ore 17:20 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: racconti, favole, news, letteratura, denuncia

giovedì, 09 agosto 2007

V-Day Torino

Vaffanculo-Day

Politici Vaffanculo!

I preparativi per il V-Day di Torino stanno andando avanti. Un evento epocale, apolitico, democratico, forse unico. A Torino si terrà probabilmente in piazza Castello. Ottenere i permessi per una manifestazione di automobili d'epoca è facile, per una manifestazione che vuole chiedere democrazia e giustizia, invece, pare essere più complicato, ma ce la faremo, in un modo o nell'altro.

Per tutti i torinesi e limitrofi l'appuntamento è l'8 Settembre 2007. Se volete tenervi informati potete iscrivervi inviando una mail all'indirizzo sottostante:

vdaytorino-subscribe@googlegroups.com


postato da Carlo1970 alle ore 10:48 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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venerdì, 27 luglio 2007

Vday 08/09/2007

A me sembra che stia rinascendo la speranza per questa povera patria, la speranza è importante, è quella che alcuni criminali hanno tentato di toglierci in tutti questi anni.
Non ha un bel profumo la speranza?


Iscriviti al Vaffanculo Day
postato da Carlo1970 alle ore 10:03 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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lunedì, 18 settembre 2006

Il bue che dice cornuto all'asino

Mancava meno di un anno alle elezioni del 2000, e in piena crisi immigrazione, un uomo in cerca della giusta formula per acquistare voti da un'opinione pubblica disinformata e impaurita dichiarava: si deve poter sparare agli scafisti in certi casi, con quelle persone che scaricano sulle nostre coste centinaia di immigrati possiamo dirci in guerra, e oggi bisogna sparare se necessario.
Questa infelice uscita innescò un botta e risposta tra Casini e il presidente della Caritas.
(La dichiarazione doveva essere davvero grave se addirittura D'Alema interruppe il suo abituale torpore per opporre una civile reazione)
Oggi lo stesso uomo, giunto ormai al completamento del proprio cammino verso la pietas cristiana, bacchetta l'intera europa con un solo grido: europa cattiva non ti sei stretta attorno al Papa! Vergogna!

                    Già... vergogna!!!                   

postato da Carlo1970 alle ore 20:55 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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domenica, 10 settembre 2006

Non vedi il fiume del pianto
Perché gli manca una lacrima tua
(Antonio Porchia, poeta argentino)
 
 
L’albero che non dà pane
 
Il sabato mattina osservo quasi sempre lo stesso rituale, che è quello di uscire per fare colazione al bar per poi recarmi in edicola ad acquistare il quotidiano “La Stampa” che omaggia il lettore con ben due inserti, uno dedicato ai libri ed un altro all’attualità.
Su quest’ultimo, “Specchio”, mi sono imbattuto in un articolo a tutta pagina dal contenuto piuttosto sospetto a firma di un Igor Man sempre più dandy e melenso che, ad usare il meno colorito dei linguaggi possibili, si può definire una enorme sviolinata nei confronti di un imprenditore di successo del quale andrebbe fatto conoscere di più di quel che lui stesso diffonde attraverso i giornali: Luciano Benetton.
Secondo Man, Benetton è “l’icona vivente del successo”, un uomo capace di slanci poetici e filosofici tali da cavar fuori da un fiorellino di campo strappato lì per lì un trattato su ciò che esiste da sempre e che non può essere reinventato. Un personaggio benedetto da Dio, che si è fatto da solo e che, all’età di settant’anni, è ancora pervaso dalla voglia di viaggiare alla conquista di nuovi mercati. Un vero e proprio “uomo-albero” come lo definisce, capace di spingere le proprie radici in ogni direzione nel mondo.
Insomma, un uomo da prendere come esempio per i suoi successi imprenditoriali e la personalità magnetica, un vero e proprio orgoglio italico.
È un vero peccato però che il giornalista eviti con molta cura di dare informazioni circa i metodi con i quali Luciano Benetton ha conseguito il suo successo imprenditoriale; informazioni che chi scrive è sicuro conosca benissimo, a partire dalla situazione che vede contrapposti la multinazionale trevisana e il popolo mapuche nativo della Patagonia, luogo in cui il gruppo Benetton possiede ben 900.000 ettari di terra, pari alla superficie dell’Umbria, sottratta alle popolazioni locali grazie ad una “donazione” da parte del governo argentino.
Ormai privati della terra che per generazioni hanno occupato, i mapuche vivono in una situazione di povertà e isolamento che si aggrava ogni giorno sempre di più. Nella regione del Chucut vi sono numerosi casi di denutrizione e la polizia locale reprime ogni tentativo di reclamare i più basilari diritti sulla terra, in favore delle corporazioni che sfruttano il territorio, tra cui spicca la Compañia de Tierras Sud Argentino, di proprietà del gruppo Benetton.
Nel 2002 si attesta alle attenzioni della cronaca il caso della famiglia di Atilio Curiñanco e Rosa Rùa Nahuelquir, indigeni mapuche che nel tentativo di scampare alla fame e in accordo con le autorità locali, occupa un appezzamento di terra a Santa Rosa nei pressi di Esquel di proprietà della Compañia de Tierras, ma che giace inutilizzato. Qui la famiglia di Atilio e Rosa lavora sodo per coltivare la terra e allevare animali, appronta un canale di irrigazione, coltiva un orto e fa crescere le fragole, edifica una baracca ed una abitazione, fino al giorno in cui il gruppo Benetton decide di sporgere denuncia alle autorità per ottenerne l’allontanamento, cosa che avviene regolarmente grazie alla complicità di un giudice corrotto, José Colabelli, che verrà in seguito destituito a causa delle gravi mancanze nel giudizio.
In seguito allo sfratto coatto, la casa dei Curiñanco viene rasa al suolo e ogni altra opera distrutta.
A questo punto inizia un braccio di ferro tra i mapuche scacciati e il gruppo Benetton che vede l’intervento del premio nobel Adolfo Peréz Esquivel in qualità di tramite in questa difficile situazione.
A tutt’oggi la famiglia Curiñanco non è stata risarcita in alcun modo e sebbene la Compañia de Tierras abbia fatto dono al governo argentino di un terreno di 7500 ettari, la situazione è tutt’altro che risolta in quanto si tratta di un terreno distante 150 km da Esquel.  Inoltre il terreno, molto roccioso, è già oggetto di controversie da parte della comunità mapuche locale.
È del tutto inammissibile che personaggi come Luciano Benetton e altri suoi pari possano lustrare la propria immagine grazie alla complicità di giornalisti condiscendenti pronti ad esaltarli mentre il lungo braccio delle loro corporazioni sfruttano e rubano la terra alle popolazioni che l’hanno coltivata per secoli.
È inammissibile che le popolazioni in questione non siano nemmeno nelle condizioni di ricevere altra terra da lavorare per sopravvivere, trovandosi in effetti in una situazione ben peggiore del feudalesimo stesso, quando all’altro capo del conflitto c’è una società che fattura cinque miliardi di euro l’anno e che affonda i tentacoli in ogni settore dell’economia. Una società che spende milioni di euro per dare di sé, attraverso la pubblicità, un’immagine liberale, democratica e favorevole alle diversità ma che, lontano dallo sguardo del mondo, fa del sopruso la modalità primaria del proprio operato.
Più che un albero Luciano Benetton e il suo gruppo hanno dimostrato di essere una pianta parassita, un’edera avida e vorace che ha scalzato chi già c’era ed ora sfrutta risorse che non gli appartengono.
Ben diversa è la visione dell’uomo paragonato ad una albero che Adolfo Peréz Esquivel descrive in una lettera indirizzata a Benetton: “chi vuole scoprire i segreti della foresta deve farsi albero, e diverrà partecipe della sua vita segreta. Ma chi abbatte gli alberi causerà solo danni, e non potrà mai penetrare i segreti della foresta”.
Una lezione che spero il signor Man sarà disposto a dispensare al sublime Luciano Benetton la prossima volta che si incontreranno al Miramonti di Cortina.
 
postato da Carlo1970 alle ore 08:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Sono l'anima che ha attraversato il crepuscolo, il vento che ha conosciuto le chiome. La pagina consunta, graffiata da mille inchiostri.


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